Marco Zanone e i valori puri dell’arrampicata

Marco Zanone e i valori puri dell’arrampicata

Mi chiamo Marco Zanone, videomaker di professione e climber per passione. Ho cominciato a scalare quando avevo 15 anni. Era il 2010: non più un bambino, ma ancora abbastanza giovane per sperimentare, sbagliare, imparare.

Quelli sono stati anni preziosi, in cui ho creato le basi che ancora oggi mi sostengono e che guidano i miei sogni.

Non sono partito pensando “voglio diventare il migliore”. L’arrampicata mi ha colpito come un fulmine a ciel sereno: mi piaceva tutto, dall’allenamento alla roccia vera. E avevo gli amici giusti con cui condividere ogni momento. Ci siamo divertiti, siamo cresciuti insieme e — quasi senza accorgercene — siamo migliorati.

Per me, la cosa più importante — quella che fa davvero la differenza quando inizi — è avere persone accanto che ti guidano nella direzione giusta, aiutandoti a costruire le basi di ciò che è corretto e di ciò che non lo è.

Nel 2010 eravamo meno rispetto a oggi. La comunità era più unita, tutti si conoscevano e c’era un autentico desiderio di trasmettere valori, etica e rispetto per la roccia alle nuove generazioni.

Credo sia fondamentale conoscere, anche solo a grandi linee, come tutto è nato e come certe idee si sono formate e rafforzate: questo ci aiuta a sviluppare la nostra visione mantenendo però dei binari che ci impediscono di perdere la direzione.

Quello che ho imparato allora — sull’etica, sul rispetto, sulla ricerca del bello e sul valore delle cose — lo considero un patrimonio che va oltre la bravura tecnica. Grazie a chi, quindici anni fa, si è preso il tempo di insegnarmi qualcosa, oggi porto con me un valore aggiunto. Forse più personale che sportivo… ma alla fine, è quello che conta davvero.

Non sono l’unico climber a portare avanti questi valori: ne conosco molti, anche più giovani di me. Ma oggi trasmetterli è più difficile, perché solo chi cresce nel contesto giusto riesce davvero ad assorbirli.

Ci sono tante ragioni per cui questi valori rischiano di andare perduti. Sui social, l’attenzione spesso cade su ciò che è di tendenza piuttosto che su ciò che ha davvero significato. Negli spazi dell’arrampicata non è sempre facile ritrovare quella stessa profondità e connessione che un tempo definivano la cultura. E nel mondo delle sponsorizzazioni, a volte la visibilità pesa più dei valori invisibili che portiamo con noi.

Per questo credo che dovremmo guardare anche ai nuovi ambienti dell’arrampicata — dalle palestre moderne ai social e ai canali digitali come questo — come a delle opportunità. Se usati con consapevolezza, possono aiutarci a diffondere questa visione e a mantenere vivi questi valori.

Per me, avere l’opportunità di scegliere liberamente quale sogno inseguire, sapere che ogni obiettivo porta con sé un significato che va oltre il grado stesso, sentire il legame che nasce con chi crede in te e sostiene il tuo sogno, anche mentre segue il proprio, su pareti diverse e lungo percorsi differenti, e infine imparare ad accettare i propri limiti, a cadere e a ricominciare, trovando senso anche nei momenti più difficili, sono il filo che unisce ogni salita, ogni sogno inseguito e ogni traguardo raggiunto.

Perché questi valori sono ciò che rende l’arrampicata non solo uno sport, ma una cultura, una storia e un modo di vivere.

Oggi, quindici anni dopo, sono ancora quel ragazzo che si è innamorato dell’arrampicata dal primo giorno, ma con lo sguardo di chi ha visto il mondo da molte prospettive. La videocamera mi accompagna ovunque, raccontando storie di vie, luoghi e persone che vivono questa passione.

L’arrampicata è e sarà sempre il mio filo conduttore: mi spinge a viaggiare, a cercare linee che mi emozionano e a proteggere i valori che ho ricevuto in dono. È anche il mio modo di passare tempo con la mia famiglia, quella che mi ha trasmesso questa passione — da mio papà, a mio fratello, e infine a me, il più giovane.

I gradi si dimenticano, le vie passano… ma il modo in cui scegli di vivere questo sport, quello resta. Ed è lì che voglio continuare a mettere le mie energie.