Val di Mello – Un Eden di granito

Val di Mello – Un Eden di granito

Salendo in una valle laterale della Valtellina, correndo in direzione opposta al torrente Masino, tornante dopo tornante, ci si immerge pian piano in un eden di prati brillanti, boschi fiabeschi, laghetti, cascate e, soprattutto, granito – a perdita d’occhio, in tutte le sue forme.

Una volta raggiunto il paese di San Martino, la valle si biforca, a ovest verso i Bagni di Masino, a est verso la Val di Mello vera e propria. Quando avevo 16 anni, quello era il mio capolinea, dove mio papà mi lasciava il venerdì sera con tenda e zaino, per poi recuperarmi la domenica con il mio carico di esplorazioni, racconti e nuove scoperte.


Durante quell’ora e mezza di viaggio (che per l’impazienza mi sembrava infinita), chiudevo gli occhi e già sentivo l’odore del muschio e delle foglie, gli “alè” degli amici e il granito sotto ai miei polpastrelli. Non aspettavo altro da tutta la settimana. Appena sceso dalla macchina, cominciavo a vagare per il mio “giardino di sassi”: mi immergevo nella calma del bosco, studiavo la grana della roccia, guardavo gli scalatori e spesso arrampicavo con loro. Allora erano i “local”, ora sono i miei amici e fedeli compagni dei tentativi più duri. Dai primi passi nel mondo dell’arrampicata ai livelli più impegnativi, “la Valle” (con la “V” maiuscola, come la chiamiamo noi climber) è stata una presenza costante nella mia vita.

È vero, la Val di Mello dista solamente un’ora e mezza da dove vivo, ma non è solo questo. Per qualsiasi climber affamato di roccia che l’abbia vista almeno una volta, la Valle, con le sue infinite possibilità, diventa un chiodo fisso – e una meta fissa per i weekend di scalata.

Oltre alla quantità di roccia (la scelta è enorme per tutti i gusti, gli stili e le difficoltà), è anche la qualità unica della roccia a lanciare un irresistibile richiamo. Si tratta di un granito molto ruvido, ricco di cristalli bianchi a fondo valle, più scuro e a grana più sottile salendo di quota, ma dal grip sempre eccezionale e che dà il suo meglio in aderenza. Vi basterà mettervi su una delle infinite placche per capire cosa intendevano quando vi dicevano “per imparare ad arrampicare bisogna imparare a muovere i piedi”.

Per non perdervi in questo mare di roccia e per sfruttare al massimo i vostri weekend, ecco una selezione di scalate imperdibili, dai tiri più classici a quelli che preferisco personalmente.

Vie lunghe:

Per cominciare consiglio Uomini e Topi (alle Placche dell’Oasi), una via propedeutica di aderenza su placche appoggiate con grado fino al IV+, ma da non sottovalutare per i lunghi tratti sprotetti, sempre facili ma senza possibilità di integrare.

Una volta fatta amicizia con lo stile della Valle, vi consiglio di avventurarvi su almeno una di queste vie storiche:

  • L’alba del Nirvana (V+, Tempio dell’Eden): per raggiungere la partenza della via bisogna percorrere Stomaco Peloso, che comincia (io vi avviso) con 20 metri di placca liscia senza alcuno spit e senza possibilità di integrare. Dopodiché potrete godervi 150 metri di piacevole arrampicata soprattutto in aderenza.

  • Il Risveglio di Kundalini (VII-/VI, Dimore degli Dei): quasi 400 metri di arrampicata mista (con i passaggi più ostici ben chiodati ma da integrare con rocks e friends per il resto) e molto varia, tra fessure, diedri, spigoli e placche.

  • Oceano Irrazionale (VII, Precipizio degli Asteroidi): bellissima via di fessure verticali per i più esperti, da proteggere quasi interamente con protezioni veloci.

Il mio settore preferito per vie lunghe, però, è Qualido: ci vuole circa un’ora e 40 di avvicinamento, ma il paesaggio mozzafiato ripaga di tutti gli sforzi – ve lo dice uno che non ama camminare! Qui consiglio ad esempio Il paradiso può attendere (VII).

Tiri sportivi:

Sasso Remenno
Non si può parlare di arrampicata sportiva in Val di Mello senza parlare del Sasso Remenno, il più grande masso erratico d’Europa sulle cui pareti si trovano tanti tiri vari, dallo strapiombo alla fessura e, soprattutto, alla placca, dal quarto grado fino al 9a. Perfetto anche per una session “mordi e fuggi”, è direttamente adiacente alla strada. Qui consiglio:

  • Un tiro qualsiasi sulla parete sud, per godersi un assaggio di pura placca granitica e “scaldare le scarpette”.
  • Kosterlitz (6c+), un tiro storico sulla parete ovest di placca appena appoggiata (abbastanza tecnico) che amo ripetere come riscaldamento.
  • Luce di speranza (7b) è una linea da non perdere sulla parete nord. Molto continuo su muro verticale, difficile da fare a vista, richiede sia tecnica che avambracci.

Altri settori

Con circa 15 minuti di avvicinamento e tiri dal 6b all’8c, c’è un settore che consiglio in particolare agli amanti dello strapiombo: Strombix.
Qui consiglio:

  • Los fabulosos cadillacas (6c), una via perfetta per scaldarsi, con buone prese su spigolo atletico.
  • Strombix (7a), un viaggio di 35 metri che richiede forza e decisione.
  • Niente oltre al cielo (8a) è la via classica del settore, consigliatissima da progettare.

Con 35 minuti di camminata si può invece raggiungere una delle mie falesie preferite, Formaggino, con il suo stile di scalata particolare (placca leggermente strapiombante) e vie dal 7a all’8c+.
La mia selezione per questo settore è:

  • Kundaluna (7c+), una delle prime vie chiodate in questo settore – vale lo sforzo!
  • Tormenton (8b), via meravigliosa di 35 metri di pura resistenza.

Ai climber più esigenti, infine, consiglio un giro alla falesia Grotta del Ferro, un tetto enorme e poco frequentato che raggiunge i 40m in lunghezza, con difficoltà dall’8a all’9a+. Per raggiungerla, si sale a piedi per circa un’ora tra faggi secolari fino alla seconda cascata del Ferro. Armatevi di forza e resistenza e preparatevi a stare a testa in giù!

Bouldering:

Sul settore da visitare influisce molto la stagione: i Bagni di Masino, più in quota e immersi in un “bosco incantato”, sono perfetti per l’estate, mentre in inverno conviene scendere sul fondovalle.

Settori di facile accesso

A pochi metri dal Centro Polifunzionale della Montagna si trova il settore Tarzan, che oltre alla comodità offre bei passaggi per tutte le difficoltà e roccia ottima, soprattutto d’inverno. Qui non potete perdervi la linea che dà il nome al blocco. Il sogno di Tarzan (7b), un grande classico con uscita in fessura da affrontare armati di almeno 3 o 4 crash vista l’altezza.

Altro settore facilmente raggiungibile è Visido, che essendo tra le zone più solive della Valle è perfetto per cominciare le giornate invernali. Qui i passaggi sono tantissimi, ma se c’è un masso da non perdere è Il tendine dello Yeti, che da solo offre più di venti linee dal quinto grado all’8b. Tra questi vale la pena di provare il 7b Andrea si è perso, con fantastici movimenti dinamici sulla prua.

Val di Mello
Salendo per il sentiero pedonale dalla piazza di San Martino, attraversato il vecchio borgo, ci si immerge passo dopo passo nella magia della Val di Mello propriamente detta. In uno dei primi settori salendo (Melloblocco) trovate uno dei miei blocchi preferiti: Zero in condotta, un traverso su piatti con uscita su spigolo che può dirsi un 7a+ di riferimento della Valle. Per il resto, vi consiglio di vagare in questo ambiente unico e lasciarvi ispirare.

Prima di ripartire, ridiscesi in zona Sasso Remenno, potreste concedervi anche un pellegrinaggio al mitico blocco Unità di Produzione (8a+), un pannello naturale a 45° su tacche distanziate sul quale si sono misurati diversi top climber.

Guide:

Questa infinità di granito rischia di lasciare lo scalatore un po’ disorientato davanti all’enorme possibilità di scelta. Per pianificare e sfruttare al massimo la vostra visita in Valle, vi consiglio le guide di Versante Sud, uscite di recente per tutte e tre le discipline e disponibili in diverse lingue.

Per essere aggiornati al minuto su nuove linee e progetti, invece, potete fate un salto al Bar Monica e consultare la guida vivente Simone Pedeferri, uno dei più forti e poliedrici scalatori italiani, esploratore e “custode” della Valle dai primi anni Novanta.

Attrezzatura:

Al di là di una scarpetta rigida per danzare sulla placca, ecco i miei consigli per il vostro rack.

Sulle vie lunghe, un set di friend completo è l’ideale per affrontare la maggior parte delle linee, ma conviene sempre dare un’occhiata alla descrizione per partire ben equipaggiati. Le vie sportive, invece, non sono mai particolarmente lunghe, e con 12 rinvii si può andare praticamente ovunque. Su molti dei tiri più impegnativi, poi, troverete dei rinvii fissi, così da poter provare al limite senza rischiare di lasciare in parete la vostra preziosa attrezzatura.

Se partite per un weekend di bouldering, invece, assicuratevi di portare con voi un buon numero di crash pad (o di amici con un crash pad), non tanto per l’altezza dei massi, quanto per le basi che sono spesso spioventi e con sassi.

When to visit:

If multi-pitch climbs are what you have in mind, you should plan your trip between April and late October, avoiding the heat of summer and depths of winter, when the Valley becomes the staging place for stunning icefalls.

As for sport climbing and bouldering, although you can find a sector for any season, the best conditions are in winter. With the cold days and a bit of wind, even the most elusive slopers can be tamed.

Where to sleep:

Camping Sasso Remenno, located just before reaching San Martino, provides the only campsite with facilities in the valley. Here in the field, you will find a sector of boulders, making it perfect for lazy bouldering. If you prefer a hotel, I recommend the Hotel Sasso Remenno, with a view of the Remenno and the Valley.

Being Val di Mello a natural reserve, wild camping is forbidden. In the winter, though, you can sleep in a van or camper van near the Visido boulder area.

Most importantly, don’t forget that the Val di Mello is a nature reserve, so don’t leave any trash behind, don’t light fires outside of designated areas, and only park where you are allowed.

Eat, drink and meet local climbers:

Whether you are looking to warm up, reenergize, or raise a toast to success, you can’t leave the Valley without stopping at Bar Monica. Here, Monica and her husband Simone Pedeferri warmly welcome climbers to join them and share in routes climbed, beta discovered, or new projects.